AgrometeoBlog

26/09/2007

C’è poco da ridere...

Lo chiamano gas esilarante ma il protossido d’azoto (N2O) fa ridere poco i climatologi, dato che si tratta di un gas serra circa 300 volte più potente dell’anidride carbonica. La principale sorgente di questo gas è l’agricoltura: la concimazione azotata ne libera quantità non trascurabili, finora stimate in circa l’1% dell’azoto applicato sui campi. In Italia secondo l’Apat il protossido di azoto costituisce il 7% circa delle emissioni (CO2 equivalenti), con tendenza all’aumento (dati 2003).

Recentemente il premio Nobel Paul Crutzen, famoso per aver compreso i meccanismi di distruzione dell’ozono stratosferico da parte dei gas CFC, ha riesaminato i dati in suo possesso e ne ha dedotto che il gas esilarante sta aumentando in atmosfera a una velocità incompatibile con il citato coefficiente dell’1% e che un valore più attendibile di emissione di azoto in forma di N2O si aggira intorno al 4% per kg di azoto utilizzato come fertilizzante.

Questo perché molto dell’azoto dato sui campi se ne va in giro per l’ambiente e le emissioni di N2O avvengono al di fuori dei campi agricoli in senso stretto, sfuggendo alle misure. Da ciò Crutzen ha dedotto qualcosa di ancora più interessante, e cioè che l’attuale corsa ai biocarburanti di origine agricola potrebbe comportare più danni che vantaggi e cioè che la CO2 sottratta all’atmosfera per effetto del loro utilizzo al posto dei combustibili fossili sia più che compensata dalle contemporanee emissioni di N2O dovute alle concimazioni, con l’esilarante effetto di aggravare l’effetto serra stesso...

Si tratta di un argomento scientifico molto pesante da opporre a chi come Bush, sta finanziando pesantemente il ricorso alla distillazione del mais per produrre etanolo, con non trascurabili effetti di innalzamento dei prezzi che si stanno propagando sui mercati agricoli di tutto il mondo. Secondo Crutzen e coautori l’unica coltura al riparo da questo effetto sarebbe la canna da zucchero, con grande sollievo dei brasiliani, che notoriamente ne fanno largo uso trasformandola in bioetanolo per l’autotrazione.

Per chi volesse approfondire, l’articolo di Crutzen (intitolato “N2O release from agro-biofuel production negates global warming reduction by replacing fossil fuels”) è accessibile dal sito della rivista scientifica Atmospheric Chemistry and Physics.

Un articolo giornalistico sulla questione è stato pubblicato dal quotidiano francese Le Monde il 25 settembre scorso e si può leggere nel sito http://tinyurl.com/29vpxu (ringrazio l'amico Gianfranco Notari che me lo ha segnalato).


scritto da: vic58 alle ore 26/09/2007 13:00 | link | commenti
categorie: biocarburanti

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